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Tassazione rendite finanziarie confermata

Burocrazia 

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, conferma in un’intervista a Repubblica che a maggio ci saranno gli sgravi Irpef in busta paga e che sarà tagliata anche l’Irap. A copertura di quest’ultima misura ribadisce che sarà aumentata la tassazione sulle rendite finanziarie. Spiega di comprendere che sarà abbassata una tassa, aumentandone un’altra, ma ritiene anche che sgravare il lavoro e l’impresa e caricare un pò di più sul risparmio dovrebbe stimolare la crescita, portando la tassazione sulle rendite in linea con i livelli europei.

Dunque, pare confermato che l’aliquota sui proventi derivanti dai prodotti finanziari sarà innalzata dal 20% al 26%. Ma dall’intervista traspare anche una certa presa di distanza del ministro dal premier Matteo Renzi. E’ lui stesso a scherzarci sopra, quando afferma di essere Lothar, mentre il presidente del consiglio sarebbe Mandrake. La sensazione è che tra i due non ci sia grande sintonia su cosa fare e come farlo. 

 

LE PAROLE DEL MINISTRO

Lo si intuisce, quando cerca di rassicurare (l’Europa) che il Fiscal Compact sarà onorato, così come tutti gli altri impegni che l’Italia si è assunta in sede europea in tema di risanamento dei conti. Certo, spiega anche che l’atteggiamento di Bruxelles e della stessa Berlino starebbe cambiando e cita le affermazioni del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che sostiene di non escludere misure di “quantitative easing” per la BCE. Tuttavia, tutta l’intervista sembra una sorta di rassicurazione del ministro sulle coperture fiscali, che saranno “strutturali”. E aggiunge che “siamo sempre sotto osservazione dei mercati”, che tra politica monetaria americana e crisi ucraina, i tassi di interesse potrebbero salire. Cosa significano queste parole? Ragionandoci sopra, sembra la più netta presa di distanza che il ministro Padoan abbia assunto da quando guida Via XX Settembre. Nei giorni scorsi, annunciando il taglio dell’Irpef, il premier Renzi aveva indicato tra le coperture i risparmi di alcuni miliardi sull’esercizio 2014, derivanti dai minori interessi corrisposti sul debito pubblico. A parte che se ci saranno, essi potranno essere visibili solo a consuntivo, cioè nel 2015, quel che sostiene il ministro è l’esatto opposto: attenzione a parlare di risparmi, perché le cose potrebbero cambiare.Tagli strutturali e prudenza riguardo ai risparmi sui rendimenti BTp indicano una linea molto diversa del Tesoro, rispetto a Palazzo Chigi. Non è la prima volta che accade, com’è accaduto notoriamente sotto il governo Berlusconi tra premier e ministro Giulio Tremonti, accadde lo stesso anche tra Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni e solo il governo Monti aveva evitato l’impaccio, assumendo l’incarico di ministro dell’Economia, oltre a quello di premier.D’altronde, il ruolo del Tesoro è anche quello di dire dei no e di riportare alla realtà fredda dei numeri le aspirazioni dei presidenti del consiglio. Ma l’intervista di Padoan sembra suggerire che le distanze con Renzi sarebbero più profonde di quelle di cui si è parlato in queste prime settimane di governo. E la magra figura rimediata dal premier in Europa (risatine a parte), potrebbero aver convinto il ministro della bontà delle sue osservazioni

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Redazione

Redazione di Rete Commercialisti